Critica Antonino Bambara

Nell’interpretazione critica che Antonino Bambara fa della pittura di Dimitri, cogliamo un che di tragico e pessimistico insieme: Dai dipinti vengono fuori uomini e cose che parlano di problemi, escono dalle strade e da lì vengono a parlare, a denunciare. Le sue opere sono di un linguaggio sociale duro, semplice e chiaro. La sua pittura inquietante, che incuriosisce e attira, è fatta di solitudine e di denuncia.

Un uomo, solo contro tutti, denuncia perenne del malcostume sociale.

Amante innamorato della natura, che non lo tradisce mai, con la quale ha un susseguirsi di orgasmi coloristici che tutto rianimano e umanizzano, in una poesia di colore

Nell’interpretazione critica che Antonino Bambara fa della pittura di Dimitri, cogliamo un che di tragico e pessimistico insieme: Dai dipinti vengono fuori uomini e cose che parlano di problemi, escono dalle strade e da lì vengono a parlare, a denunciare. Le sue opere sono di un linguaggio sociale duro, semplice e chiaro. La sua pittura inquietante, che incuriosisce e attira, è fatta di solitudine e di denuncia.

Un uomo, solo contro tutti, denuncia perenne del malcostume sociale.

Amante innamorato della natura, che non lo tradisce mai, con la quale ha un susseguirsi di orgasmi coloristici che tutto rianimano e umanizzano, in una poesia di colore

Non si discosta da questa interpretazione Antonio Oberti, che definisce la pittura di Dimitri: … sintesi di natura e tecnica, elementi domati e strutturati, con cui il pittore messinese demolisce il vecchio mondo sensitivo, dissolvendo la materia figurativa tra architetture e vibrazioni, dove il gioco delle superfici e delle masse plastiche risolve, con raffinata sensibilità, il problema luminoso.

Perciò il rosso, il giallo, l’azzurro e lo stesso nero diventano luce, spettacolo iridescente e brulicante in una continua metamorfosi.

Il pittore americano William Congdon su alcune opere di Dimitri osserva: Il suo segno è immediato, di un’immediatezza che non tradisce improvvisazione o nervosismo, quanto invece capacità realizzatrice che attinge a una realtà spirituale sentita e tanto posseduta da potersi esprimere con efficace gestualità. Nel momento creativo cade ogni controllo della ragione e l’artista impressiona la superficie da dipingere come fosse pellicola fotografica,cogliendo dell’immagine l’attimo. È questa immediatezza che salva l’integrità dell’opera, il patrimonio che l’autore vuole trasmettere: il valore e l’universalità della Chiesa. Attorno al Cristo, infatti, si agita una confusa folla di diseredati, uomini di tutti i tempi, reali e immaginari, santi e peccatori, luminose schiere di angeli e ombre di demoni e, inoltre, l’impianto scenografico non ha confini, perché questa folla vive ancora oltre i margini del quadro e nella nostra immaginazione, come se noi stessi fossimo parte dell’opera che si allarga a dismisura coinvolgendoci nel Mistero Eucaristico, dove il pane e il vino si trasformano in corpo e sangue di Cristo. Io vi dico che mai più non berrò del succo della vite fino a quel giorno. Quel volto scarno, che troviamo nella sua Moltiplicazione dei pani e dei pesci è quello di un Cristo munifico in cima a una montagna di corpi fatti di carne vera che sa di sudore e sofferenza, un Cristo muto, silenzioso e triste di una tristezza profonda. A Lui, che il futuro è presente, quei fratelli affamati e raccolti ai Suoi piedi, ricordano l’ineluttabile destino dell’uomo, sempre alla ricerca di cibo per soddisfare lo stomaco e dimentico della sazietà che viene dalle parole del Verbo. Gesù sa che neanche il Suo sacrificio, la Sua crocifissione e morte sveglieranno il suo popolo dal torpore della carne. Tradito dai discepoli per cupidigia o per paura, solo il sudario avvolgerà le sue carni martoriate dal flagellum romano, dalla corona di spine, dall’asta nel costato, dai chiodi ficcati nelle mani e nei piedi, dall’indifferenza degli uomini. E quel volto nella Riproduzione della Sacra Sindone, consapevole dell’immutabilità dell’uomo, è emaciato, sofferente e rassegnato. Il volto dolore Nonostante la bellezza oggettiva del Figlio di Dio, ho voluto osservare quell’immagine tra le scariche di un cervello elettronico e tutto è diventato trasfigurazione, miracolo.

Dimitri Salonia La moltiplicazione dei pani e dei pesci

Dimitri Salonia La moltiplicazione dei pani e dei pesci

La speranza sorge come luce vivida, palpabile dalla terra, dalle profondità dell’animo umano e quel viso straziato si rasserena e questa nuova dolcezza di Gesù ci rassicura, ci avvolge, ci protegge. Cristo è già purissimo spirito, anche con tutto il dolore della sua carne e il suo sguardo, che abbraccia l’infinito, ritorna verso i suoi fratelli: c’è veramente la misura dell’immenso, dell’eterno, del divino Amore.

 

Io e Dimitri

Ho conosciuto Dimitri Salonia indirettamente, in maniera casuale. Per motivi di lavoro mi ero recato in casa di Giovanni Tomasello, vicino Messina, ed ero rimasto favorevolmente impressionato da una serigrafia orgogliosamente esibita nel soggiorno. Una splendida rappresentazione della Sacra Sindone, con apposizioni manuali di acquarello a raffigurare delle inquietanti, realistiche macchie di sangue sul volto del Cristo, realizzata a suo dire “dal migliore Artista del mondo”.

Incuriosito, ho immediatamente manifestato il desiderio di conoscere l’autore e la stessa sera sono entrato per la prima volta nel suo studio messinese e nel suo mondo, (subendo una immediata fascinazione) restandone subito affascinato. Tutte le sue passioni e manie esposte, anzi sparse in ogni ambiente: i volumi antichi, i codici miniati, le enciclopedie, gli scacchi, migliaia di fotografie, e quadri. Tanti, bellissimi.

Enzo Velotto, Musicista ed Esperto d'Arte.
https://www.facebook.com/enzo.velotto