Critica Nino Ferrau’

Il compianto Nino Ferraù, amico profondo dell’artista ha scritto: “Dimitri conosce questa e tante altre magie del colore e le adatta alle esigenze del tema pittorico; sa quando il colore deve accarezzare e quando deve essere assalto ed esplosione”.

È impulsivo, passionale, primitivo: aggredisce la superficie della composizione e la scava alla ricerca della luce, unica dispensatrice di colori.

Dal buio nasce la luce, e dal nero tiro fuori tutti i colori - afferma Dimitri stesso - quando son nato io sapevo disegnare, poi l’ho dimenticato ed ho iniziato a dipingere. Trova la luce per istinto e si pone consapevolmente in rapporto con essa per gestire il processo della modulazione tonale dei colori a lui più cari, i rossi, i gialli, i verdi, ai quali dà voce rarefacendoli fino allo smorza mento o condensandoli fino alla folgorazione.

È un linguaggio in cui il colore si fa segno, il segno si fa gesto, e dai segni gesto nasce l’impianto scenografico, evocativo, giocato tra astrazione e figurazione.

Grazie al suo innato estro, la sua creatività scaturisce dalle più segrete e interiori sensazioni del suo essere uomo, e il suo progetto artistico non prevede l’utilizzo di schemi predeterminati o tratteggi a matita, ma una tecnica mista di spatole e pennelli: egli versa il colore direttamente sulla superficie da dipingere, poi lo mischia seguendo il suo stato d’animo, con tinte spesso violente, audaci e crude come la realtà dei nostri giorni.

Le opere di Dimitri rappresentano e sintetizzano la “macchia coloristica” in tele ricche di luce e di colori vivaci, come il bianco e il rosso, due tra i suoi colori preferiti, e il giallo, che utilizza per evidenziare un particolare momento, una situazione violenta, un’emozione fortissima.

Nino Ferrau'