Critica Enzo Velotto

Critico d'arte Enzo Velotto incontra Dimitri Salonia

Critico d'arte Enzo Velotto incontra Dimitri Salonia

Enzo Velotto

Io e Dimitri

Ho conosciuto Dimitri Salonia indirettamente, in maniera casuale. Per motivi di lavoro mi ero recato in casa di Giovanni Tomasello, vicino Messina,  ed ero rimasto favorevolmente impressionato da una serigrafia orgogliosamente esibita nel soggiorno.

Una splendida rappresentazione della Sacra Sindone, con apposizioni manuali di acquarello a raffigurare delle inquietanti, realistiche macchie di sangue sul volto del Cristo, realizzata a suo dire “dal migliore Artista del mondo. Incuriosito, ho immediatamente manifestato il desiderio di conoscere l’autore e la stessa sera sono entrato per la prima volta nel suo studio  messinese e nel suo mondo, (subendo una immediata fascinazione) restandone subito affascinato. Tutte le sue passioni e manie esposte, anzi  sparse in ogni ambiente: i volumi antichi, i codici miniati, le enciclopedie, gli scacchi, migliaia di fotografie, e quadri. Tanti, bellissimi. Non li vende più da anni. E’ un anarchico che detesta le regole del mercato, e non solo quelle per lui le quotazioni non sono il termometro del Abbiamo parlato per ore, riscontrando una piacevole ed istintiva sintonia sulla visione dell’arte, della sua funzione, della vita, delle sue finzioni Come tutte le scoperte più belle, anche quella di Dimitri è stata graduale. Ho conosciuto i suoi amici, le sue incongruenze, il suo atelier segreto, in una storica, splendida stamberga divenuta casa comune di altri artisti  concittadini i suoi brillanti successi in campo forense nel quale ha riversato lo stesso impeto giovanile che non accenna a placarsi. Un artista vero, orgoglioso del suo viaggio nel mondo del bello e del sociale, instancabile esploratore della conoscenza, capace di raccontare per  ore ed ore le sue esperienze collettive in piazze di minuscoli paesi dell’entroterra siciliano, sperimentando collaborazioni con bambini ed anziani;  la pittura a più mani, gli happening multimediali, le collettive con il “suo” Gruppo ’90, i quadri realizzati al ristorante o durante un concerto, quasi a  dispetto delle innumerevoli mostre tenute in giro per il mondo, delle opere esposte in pianta stabile nei musei di Amburgo, di Kiel, presenti in  prestigiose collezioni private in Canada, negli States, negli Emirati Arabi; indifferente al concetto di“curriculum” ed ai riconoscimenti internazionali  raccolti in anni di carriera. Carriera che più volte, preso da ansia di “virtute e conoscenza”, (non ha esitato ad interrompere) ha interrotto anche per anni, dedicandosi con  altrettanto ardore ai suoi studi ed esperimenti di Sindonologia, allo studio dei filosofi deipnosofisti o semplicemente alla sua passione per il mare e la natura. Il mare, appunto; il suo elemento naturale; quasi un alter ego elementale. Onde, calma piatta, correnti impetuose e schizzi schiumanti, materno e letale, fonte di vita e scenario di primordiali guerre di sopravvivenza, schietto, sincero, rispettoso con chi lo rispetta, spietato per chi ne ignora i segreti. Dimitri è impetuoso, imprevedibile, sorprendente; spiazzante come i suoi soggetti, passionale come la sua “libidine del colore”.

E’ un giocatore che punta tutto se stesso ad ogni mano, conscio di poter perdere tutto per poi divertirsi, imprecando, a riconquistarlo.E’ un sognatore che si sveglia sempre ansioso di concretizzare le sue visioni oniriche e che spesso ci riesce. Ha riattato un sentiero da sogno in una delle più incantevoli isole del mediterraneo, a picco sul mare degli dei fenici e greci</strong>, e spesso, passeggiando al sole e al vento, fra il lentisco e gli ulivi facciamo progetti che sanno di arte e malvasia. Dimitri, con mio figlio, è il mio migliore compagno di giochi.