Critica Lucio Barbera

Lucio Barbera la Libidine del Colore

Lucio Barbera la Libidine del Colore

Lucio BarberaLa libidine del coloreDopo il cataclisma del 1908, Michele Amoroso sbarcò a Messina per riedificare l’arte dello Stretto, sintesi estrema e sublime dei miti del Mediterraneo. In questo luogo privilegiato, ove tutto è possibile, M.A. pose le fondamenta della Scuola Coloristica Siciliana e della “Libidine del Colore",tecnica e  modus operandi che saranno sviluppate con inventiva e slancio creativo dal nipote Dimitri Salonia, unico allievo della bottega sita in via I° Settembre. In questo crogiuolo di civiltà, storia e miti, rinvigoriti dalle travolgenti correnti dello stretto, si sono fuse tradizione e modernità, figurazione ed  astrazione, regole ed anarchia della scuola napoletana e dell’impressionismo francese. Quando con la freschezza del tratto appresa dal Morelli, M.A. osava abbozzare l’essenza coloristica del paesaggio unito al tratteggio chiaroscurale  del ritratto, i collezionisti del tempo ancora avvezzi al gusto ed all’estetica manieristica, bollavano senza via di scampo i quadri come opere incompiute. Fu questa, per Dimitri, la più influente lezione mai percepita; da qua la scelta di non farsi mai influenzare dal pessimo gusto estetico imperante nella  Messina del secondo dopoguerra.La sfida ed il rischio, storicamente avulsi all’orizzonte borghese, diventano la scelta espressiva di Dimitri, che in nome dell’amore per la vita, il mare e la luce, si gioca nella lotta con i suoi mostri e le sue paure, il premio dell’assoluta libertà di espressione artistica. In età ormai avanzata, il nonno non più aiutato dalla vista, ricomincia a dipingere le immagini sfocate e indefinite che caratterizzano le creazioni dei macchiaioli e degli impressionisti.Saranno le opere più belle di Michele Amoroso quelle dipinte negli ultimi anni della sua vita, sempre aiutato ed incoraggiato dal suo unico allievo a non rifinirle, a lasciarle incompiute.L’ambiguità delle forme e dei toni trasfigurati dalla luce, gli abbozzi accennati e mai terminati a causa dell’incapacità di distinguere i contorni si uniscono così alle influenze impressionistiche del Morelli e della sua scuola; l’astrazione della macchia dalla forma. E’ la grande lezione appresa dal giovane allievo affascinato dalle atmosfere piuttosto che dalle forme, dalle trasparenze anziché dal disegno accademico. “Se devi dipingere un albero dimentica le foglie, ma imprimi sulla tela la macchia verde ed informale dell’insieme che colpisce la tua vista alla prima  impressione”.Invece di disegnare pedissequamente un gruppo di case, soffermati sulle macchie scure delle porte e delle finestre.E cco come nasce la “Libidine del Colore”, libero e geniale tessuto cromatico della pittura di Dimitri, trasmessa dall’innocenza degli occhi del nonno. E’ il modo di vedere dei bambini e dei vecchi, che percepiscono le chiazze di colori come tali,senza conoscerne il significato; come le vedrebbe un  cieco se improvvisamente gli venisse reso l’agognato dono. Le stratificazioni cromatiche tracciate e sfumate in velature eteree, il disegno fugace su superfici che sfuggono ad ogni schema non sono spiegabili con le regole della pittura classica o moderna. Ma talvolta tra le macchie si intravede il realismo figurativo della scuola napoletana; Dimitri immerge la realtà in una livida atmosfera di pioggia, in un involucro iridescente di acqua e opale che sfuma il disegno ed i contorni accentuando al contempo la luce e i colori.“Ecco demolito il vecchio mondo sensitivo; Dimitri dissolve la materia tra architetture e vibrazioni surreali".