Critica Luigi Tallarico

Luigi Tallarico

Luigi Tallarico

Luigi Tallarico

L'attimo... in movimento

Dimitri predilige gli oggetti in movimento e non esegue ritratti in posa.

Ama cogliere l’impressione e fissare l’attimo di un viso che si sposta nel tempo e nello spazio: un volto che sorride, discute, ti osserva, riflette, si distrae, appare e scompare ai tuoi occhi, lasciando la sua impronta.

Dimitri Salonia sostiene che la realtà oggettiva non esiste, in quanto essa muta, si trasforma e scompare nell'attimo stesso in cui viene percepita.

Non il vero, ma il verosimile!

Luigi Tallarico: Se l’arte è vita, l’opera non può che appartenere a chi la vive, atto e non fatto, come un bacio donato o come un colpo di spada, irripetibili, ineguali sempre, anche se descrivibili o riproponibili dagli amanuensi: ma non è la stessa cosa. Da qui discende che l’arte si equivale alle idee del tempo e ai valori di cui l’artista ha il dovere - per affermare l’arte viva - di impadronirsi. Niente da ridire pertanto se ad impadronirsi dei valori non sia stato il solo Dimitri, ma una moltitudine di artisti, come è avvenuto nei tanti incontri da lui stesso promossi, in cui l’opera è nata da più mani per conservarne l’unità. Gli artisti partecipanti hanno portato lo stesso stato d’animo e le stesse idee, più che la stessa tecnica, che è sempre uguale e comunque legata alla singola realizzazione, in una attualità oratoria e spettacolare.
Infatti nel magma incandescente, insieme plastico e dinamico, Dimitri ha incontrato certamente “i detriti del caduco e del provvisorio”, come ha rilevato il poeta Nino Ferraù, a riprova dell’esistenza concreta di una realtà in atto, ma anche il particolare tramutato in colore e suono, ossia “scintille per l’eternità”. Ed ecco come il gesto compiuto, da concreto e caduco, si mette in moto, si ri-compie, si trasforma, ri-nasce senza perdere il contatto con la materia, divenuta luce e colore; senza perdere il rapporto con lo spazio, come avviene con la scultura di Boccioni, “forme uniche della continuità nello spazio”.
Da qui la combinazione sempre nuova e diversa dei suoi materiali linguistici, che ininterrottamente trasformano le tarsie geometriche in gesti vitali, da aniconiche in iconiche, in una orchestrazione di suoni puri e cacofonici, in eventi e accadimenti ma mantenuti sempre in atto, dal momento che il dilemma arte e vita non può fare a meno di considerare l’aut-aut di Harold Rosemberg, espresso nell’azione (vita) non c’è pittura; se si accontenta di essere pittura si trasforma in “carta da parati apocalittica”.
Possiamo convenire che il dilemma dell’action painting. come il dilemma espressionista tra gli “eternisti” e gli “attivisti”, è stato superato da Dimitri, il quale ha abolito ogni distinzione non solo tra arte e vita, ma tra quello che si vede e quello che si ricorda, dal momento che tutto è diventato attualità- spettacolo: evento in cui l’io si svolge contemporaneamente ai “detriti” e alle “scintille”, per l’eternità.

(testo tratto dalla monografia dell'artista)