I Mercati

I mercati siciliani nell’Arte Siciliana e in quella di Dimitri Salonia

Con il ciclo de “I Mercati”, Dimitri Salonia diventa l’autentico interprete dell’anima popolare, il narratore di quel complesso di sentimenti, su cui sifonda l’essere comunità. Il Mercato che è luogo di incontri, scambio di esperienza, esercizio di intelligenze e di sensibilità, che è misura di conversazione e programma di sopravvivenza che è esigenza di approccio, diventa per l’artista camil mercato e la luna - tecnica mista su tela - 50 x 70po di osservazione, motivo di riflessione, spunto di
analisi tentativo di sintesi.

I mercati siciliani nell’Arte: Osserva il critico d’arte Hanns Theodore Flemming “Realtà che si converte in puro colore e movimento”, e aggiunge lo scrittore Gesualdo Bufalino “è luogo di intimità collettiva”, mentre lo scrittore Giuseppe Neri lo chiama “un’oasi scintillante di colori, pullulante di vita intensa ed espressiva” e infine il critico d’arte Nino Ferraù liricamente chiosa: “vita delle cose umili mutata in surreale gioielleria”.

Lo scrittore Claudio Ragaini nel suo ”Sicilia” edito da Zanichelli, racconta Il Mercato come “il protagonista vero della vita siciliana, punto di incontro di umanità viva e
palpitante”. Gesualdo Bufalino nel suo “Museo d’Ombre” edito da Sellerio, narra “Il paese riassumeva per me ogni concepibile luogo di intimità collettiva mercato, chiesa,
teatro, camposanto, ma ecco all'improvviso quella mattina, uscendo di casa, un grido di ambulante che non sentivo da tanto mi morse e persuase il cuore.

Poche sillabe rauche, da una gola di vecchio. Eppure mi dissero con eloquenza una cosa che era ancora vivo, benché ridotto a gridare vili verdure, il Macistedell’ugola eroica, il banditore di cene, che avevo fanciullescamente adorato ai piedi di un palco d’assi inchiodate, ai tempi delle sue glorie”.

Giuseppe Neri nel suo “Messina, spunti pittoreschi” edito da Carbone scrive,: “Nella piazzetta del rione urbano o nel crocicchio del quartiere popolare, il mercato sopravvive, imperterrito, con millenaria salute e non da alcun segno di cedimento davanti all’arroganza del più organizzato e invadente supermarket, che contrappone al pittoresco, il grigiore dei suoi vasti scaffali e la rigorosa geometria dei prodotti imballati ed etichettati. Infronzolatoil mercato la Vucciria - Copia di festosi paramenti, abbondante di rozze variegate bancarelle e variopinti ombrelloni,colmo di coloratissima frutta, il mercato è ancora un’oasi scintillante di colori, pullulante di vita intensa ed espressiva, nella quale estro e costume, utile e
caratteristico, s’intrecciano spontaneamente e talvolta bizzarramente creando prorompenti aspetti di gioiosa pittoricità e sorprendenti motivi d’ispirazione
alla fantasia del poeta e del pittore di genere”.

Dimitri Salonia ,per descrivere i mercati lascia la scena ai suoi colori, che, da protagonisti, assoluti, recitano la varietà cromatica e la bellezza naturale, scarna, sobria, umile delle strutture ambientali, entro le quali il mercato vive, e i suoi ‘Mercati’ sono la manifestazione di un quotidiano sempre uguale e diverso, sono la forza cromatica dell’espressione poetica dell’arte. Il critico d’Arte Nino Ferraù su “I Mercati” di Salonia sottolinea: “Dimitri Salonia", uno spirito che oscilla tra il silenzio millenario dei templi greci e l’esplodente colori dei mercati, tra la tenda della deserta Tebaide, sacra all’eremita, e l’ombrellone del venditore che magnifica la sua merce con una voce che si leva tra il grido e il canto”.

Il giornalista Geri Villaroel sulle opere di Salonia sui mercati afferma: “Un tuffo nelle emozioni, un suggestivo susseguirsi d’immagini che frugano nella memoria del passato, cieli tersi, sogni poetici, freschezza del tratto ed è subito colore per Dimitri Salonia. Le sue opere risentono dell’impressionismo francese, cosi dei Monet, Renoir e del post-impressionismo di Cezanne, assieme a storia e miti di casa nostra. Il suo immaginifico artistico vail mercato psichedelico - Copia istintivamente alla scoperta di nuove composizioni, che ruotano come cristalli nel caleidoscopio della vita, intravista da vari punti d’osservazione, di ricerca e
di stupore. Dimitri Salonia racconta la sua terra di Sicilia, infiammata di passione, nella modulazione di colori che ci appartengono. Il palcoscenico di Dimitri è ricco di scene, di mutevoli quinte in rappresentazioni ora mistiche ora dense di spregiudicatezza sorniona. La sua arte è magia dal suo pennello, in assoluta libertà artistica, ancora si compongono e scompongono dai vari mercati, dove tutto è confusione alla luce riflessa dagli ombrelloni”.
Ma meglio di Dimitri Salonia nessuno può descrivere i suoi mercati: “Nella culla protettiva del quartiere ai tempi dell’antica memoria, c’erano i mercati rionali, pieni di vita, di voci e di colori, prima di essere uccisi dall’accetta della bonifica e del restauro, della distruzione del bello e del buono. Quei personaggi, incastonati in angusti spazi di relazione, degradati e persi, con le loro voci e le loro antiche lingue, hanno tentato confusione al mercato - Copiadi presidiare ancora, fino alla fine, quei mitici luoghi, agonizzanti, che non vogliono morire, nel paradosso della loro fisica dissoluzione, e tuttavia vivono ancora nelle indistruttibili fortezze del nostro ricordo. E ti sembra che gli allegri personaggi di questo palcoscenico incantato, pittori immaginosi di questo sbadiglio dell’umanità, si risvegliano da un sonno millenario, per cantare con te un coro, che si sbriciola tra le dita”.

I mercati di Salonia – Inaugurando la stagione de I Mercati Dimitri Salonia sente il bisogno di chiarire l’evolversi della sua espressione pittorica. Possedendo le chiavi della sua mente creativa, è l’unico che possa introdurci nella scoperta dei segreti legati alla sua ispirazione e nella comprensione organica del suo nuovo lirismo artistico. “Nei lunghi anni di esercizio pittorico si è insinuato nella mia mente e nell’animo, forte il bisogno di una nuova espressione poetica del mio sentire l’arte, disegnata dalla luce e riflessa dagli ombrelloni dei mercati rionali. E’ emersa cosi dal nulla apparente di uno statico spazio scuro e buio un’immagine chiara e iridescente, di un colore acceso di verità. Quei fogli neri che per tanto tempo avevano taciuto la meraviglia dell’iride, restituiscono tutta la luce celata, raccontando i colori della violenta e sublime realtà dei mercati siciliani, pur disegnata sul grigio dell’asfalto e sul nero della notte. Con i pastelli ho scritto del colore sofferto dell’ultimo mercato, ho registrato il calore variopinto del suono delle sue voci, ho fermato il brillio variopinto e gioioso della merce di prima scelta e quello smorto della
privazione, ho registrato il colore acceso delle grida di “banniata” e quello arrabbiato della concorrenza, ho visto con l’anima e con i sensi il rosso dei teloni e il grigio della pioggia, trafitti da un raggio di sole, ho sentito le acri tinte del marcio degli scarti e dell’olezzo dei rifiuti mentre il sole ricamava con aghi impazziti di luce. Ho raccolto infine il nero della notte, con tutti i toni dei suoi colori e lo splendore della sua luce e, smascherando la sua tragica allegria, ho sparso coriandoli di stelle e festoni gioiosi tra le reti misteriose e 20160319_112810molteplici dell’anima malinconica dei siciliani. Ho fermato in un unico eterno soffio di vita
il perpetuarsi e l’espandersi di quel grido di mercati lacerati dal tempo, ancora vivo sotto i rossi ombrelloni che immersi e sommersi nella solitudine di un apparente letargo, si accendono di qualche rara figura di un uomo e di donna, fino a creare l’animazione di una folla ancora muta, dove il singolo si perde in trasparenze luminose. Sarà la luce a dare un’identità a quella folla, sarà il colore a caratterizzarla di toni e i suoni, che si perdono e si confondono nel vociare confuso di un mercato, riacquisteranno un loro singolare timbro. Il limite del dipinto è sperato da quelle figure che si muovono, fantasma al mercatoda quelle voci che
urlano, in una realtà spaziale a due dimensioni e i miei mercati siciliani s’incarnano nell'immagine delle persone e delle cose, che riflettono l’intrinseca essenza e la natura e il corpo la vita di un tipico mercato mediterraneo”.